In Veneto in 12 anni perse un migliaio di imprese nei centri storici e oltre 1.600 fuori da essi
L’appello dell’associazione di categoria: “Senza negozi di vicinato città meno sicure e vivibili”
Progetto Cities: le proposte per la rigenerazione urbana
(Venezia, 21 marzo 2025) – È stato presentato oggi, a Roma, nella sede di Confcommercio Nazionale, il report “Demografia d’impresa nelle città italiane”, a cura dell’Ufficio studi di Confcommercio e il Centro studi Guglielmo Tagliacarne. Si tratta di una ricerca sull’evoluzione delle attività commerciali, dell’alloggio e della ristorazione, nelle città italiane negli ultimi 12 anni.
La situazione in Veneto
I dati sullo stato di salute di commercio, alberghi e pubblici esercizi, calcolati sulle città capoluogo di provincia e aggiornati al 31 dicembre 2024, sono in linea con quelli nazionali: per quanto riguarda il commercio al dettaglio, dal 2012 a oggi sono venute meno 907 imprese nei centri storici e 1.643 fuori dai centri storici; trend che si conferma anche se il raffronto è quinquennale, con meno 396 e meno 849 sul 2019. Analoga la situazione generale per gli alberghi, i bar e i ristoranti: nel raffronto con il 2012, sono sparite 274 attività nei centri storici e 126 fuori dai centri storici; in quello con il 2019 sono rispettivamente meno 81 e meno 41.
Il focus sui settori merceologici
Nel settore del commercio al dettaglio, crescono solo le imprese relative ad applicazioni informatiche e per telecomunicazioni in negozi specializzati; le farmacie; il commercio al dettaglio fuori da negozi, banchi e mercati. Scendono, invece: gli esercizi non specializzati; i prodotti alimentari e bevande; i tabacchi, i distributori di carburante; i prodotti per uso domestico in esercizi specializzati; gli articoli culturali e ricreativi in esercizi specializzati; altri prodotti in esercizi specializzati; il commercio al dettaglio ambulante. Quanto alla parte ricettiva e dei pubblici esercizi, aumentano i servizi di alloggio (chiaro effetto del boom degli affitti brevi), stabili sono gli hotel, crescono i ristoranti, scendono i bar.
L’allarme del presidente Sangalli
“La desertificazione commerciale – ha dichiarato il presidente di Confcommercio nazionale Carlo Sangalli – minaccia vivibilità, sicurezza e coesione sociale delle nostre città. Occorre sostenere le attività di vicinato e il nostro progetto Cities punta a riqualificare le economie urbane con il contributo di istituzioni e imprese. Senza commercio di vicinato, non c’è comunità”.
Cities: le proposte di Confcommercio
In tema di politiche pubbliche, contrastare il fenomeno della desertificazione commerciale è uno degli obiettivi del progetto Cities di Confcommercio per migliorare i centri urbani e rafforzare le economie di prossimità promuovendo il ruolo del terziario di mercato nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo urbano basato su sostenibilità, comunità e identità. Queste, in sintesi, le principali proposte elaborate in collaborazione con le Associazioni territoriali:
• Rigenerazione dello spazio pubblico e dei quartieri: rafforzare il coinvolgimento delle economie di prossimità e delle loro rappresentanze nella rigenerazione degli spazi pubblici e delle aree degradate, attuata attraverso interventi di trasformazione fisica delle infrastrutture, di mitigazione dell’impatto del cambiamento climatico, di urbanistica tattica e di placemaking. In questi percorsi, la collaborazione strutturata tra istituzioni e associazioni può generare ecosistemi di supporto per rendere tangibili i progressi e promuovere un’identità di quartiere più forte.
• Mobilità e logistica sostenibili per la città della prossimità: si propongono Piani Urbani della Mobilità e della Logistica (PUMS e PULS) che integrino trasporti, urbanistica ed economia locale. Piani caratterizzati da misure concrete che includono, tra le altre: piattaforme di smistamento merci con magazzini di prossimità urbana per ridurre il traffico e la congestione, sistemi di logistica a basso impatto ambientale (inclusi mezzi a zero emissioni e cargo bike) per ridurre l’inquinamento.
• Patti locali per la riapertura dei negozi sfitti: si propone di attivare accordi tra Comuni, associazioni e proprietari per agevolare la definizione formale di canoni di locazione calmierati, in particolare nei quartieri e nei quadranti più fragili e rendere accessibili gli immobili anche alle imprese nascenti o in difficoltà. Questi accordi possono anche contribuire alla riqualificazione dei luoghi, promuovono un uso più efficiente del patrimonio immobiliare esistente e riducono i rischi per tutti gli attori in campo.
• Gestione partecipata e collettiva delle città: occorre promuovere la città come “bene comune”, quel modello di sviluppo urbano in cui la città è vista come un patrimonio collettivo da gestire in modo partecipativo, equo e sostenibile. Questo approccio considera lo spazio urbano, i servizi pubblici e le risorse della città come beni comuni, cioè accessibili a tutti, con imprenditori e cittadini attivi nella rivitalizzazione dei luoghi, nella creazione di servizi per la comunità e nella promozione di iniziative culturali e commerciali, per valorizzare il tessuto urbano e rafforzare la coesione sociale.
• Politiche per il commercio locale più efficaci grazie all’uso di tecnologie digitali: l’uso dei Big Data e dell’Urban Analytics può guidare politiche più efficaci per il commercio locale. Cities ha sviluppato e sperimentato sul campo, con il fondamentale contributo delle Associazioni territoriali, un applicativo di monitoraggio (web-dashboard basata su dati di telefonia mobile) che analizza i flussi pedonali e le dinamiche commerciali nelle vie del commercio dei centri urbani. Lo scambio di dati con Comuni e istituzioni e la collaborazione con istituti di ricerca e università per la loro analisi può contribuire alla programmazione degli eventi e delle campagne di marketing, al miglioramento dell’accessibilità dei luoghi e all’ottimizzazione degli interventi di arredo urbano.



