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Terziario di mercato: commercio, turismo e servizi si confermano asse portante dell’economia veneta

Confcommercio Veneto pubblica gli esiti della ricerca con Unioncamere: diminuiscono le sedi d’impresa, ma crescono le unità locali attive.

Corre il turismo che traina il Pil, bene il terziario avanzato e l’immobiliare. Focus sul commercio all’ingrosso.

Il presidente Bertin: “Il fenomeno più evidente, già in atto da tempo e che si consolida, è l’aumento delle dimensioni delle aziende. È necessario sostenere questa trasformazione con scelte strategiche”.

(Venezia, 9 marzo 2023) – Nonostante gli effetti della congiuntura e della crisi pandemica da Covid si facciano ancora sentire, il terziario di mercato si conferma un pilastro portante dell’economia del Veneto. Più in particolare, si assiste al consolidamento di un processo già in atto da tempo: diminuiscono le sedi d’impresa, mentre crescono le unità locali attive, cioè le filiali “secondarie” di una stessa attività. Fenomeno che va così inquadrato: una sostanziale razionalizzazione accompagnata dall’aumento delle dimensioni delle aziende, conseguenti anche a subentri ad attività precedenti e operazioni di incorporazione.

È, questo, il dato più rilevante che emerge dalla periodica ricerca svolta da Confcommercio Veneto assieme a Unioncamere del Veneto sullo stato di salute del terziario di mercato nel 2022: commercio, turismo e servizi, di cui si allegano le tabelle per una visione complessiva e dettagliata. Le sedi d’impresa sono precisamente 131.083, pari al 31% (quasi un terzo) del totale del Veneto; il numero delle unità locali dipendenti (definizione Istat) è di 50.292 e rappresenta il 45% (quasi uno su due) sul totale del Veneto. In testa per entrambe le voci c’è il commercio al dettaglio con rispettivamente 47.185 e 22.767 unità, pari al 36% per le sedi d’impresa attive e il 45% delle unità locali dipendenti.

Nel quadro generale, si evince che lo scorso anno il numero delle sedi di impresa attive del settore terziario è diminuito del 2,1% (2.763 sedi in numero assoluto) rispetto all’anno precedente. Quello delle unità locali attive, ovvero appunto le filiali d’imprese con sede anche da fuori provincia, è cresciuto di mezzo punto percentuale (240 unità in più). Il trend per settore è il seguente: scendono entrambe le voci per il commercio all’ingrosso; scendono le sedi di impresa attive per il commercio al dettaglio che segna un sostanziale pareggio per le unità locali attive; scendono le sedi d’impresa per il turismo che invece cresce sulle unità locali, stesso andamento, quest’ultimo, che si registra anche sulla logistica; il doppio segno più lo registrano il terziario avanzato (le attività legate al digitale) e l’immobiliare. Il confronto tra 2019 e 2022 – pre e post pandemia da Covid – segna meno 3,3% per le sedi d’impresa attive e più 3,2% per le unità locali dipendenti attive; quello invece annuale, 2022 su 2021, segna rispettivamente meno 2,1% e più 0,5%, dati che confermano il trend di cui si diceva, con una riduzione dunque più contenuta.

Per quanto riguarda i singoli focus, la situazione è la seguente: il commercio all’ingrosso di alimentari e bevande registra una diminuzione sia delle imprese attive che degli addetti totali nel confronto tra gli ultimi due anni, meno 2,1% e meno 27,7%; idem per quello di beni di consumo finale, sebbene con cifre più contenute, meno 4,2% e 2,4%. Quanto al commercio al dettaglio, settore moda, calano le imprese attive sia nell’abbigliamento, meno 4%, che nelle calzature, meno 2,2%, ma crescono in entrambi gli addetti totali, più 0,8% e più 15,1%, a conferma di una maggiore strutturazione delle imprese dentro un sistema distributivo vieppiù equilibrato. Una sostanziale stabilità emerge dai numeri del commercio al dettaglio di alimenti e bevande, con segni meno contenuti a 1,9% e 0,5%. Molto critico si conferma, invece, il settore del commercio di autoveicoli, uno dei comparti in assoluto più in sofferenza nell’ultimo anno: basti considerare che secondo l’Unrae la crisi innescata dalla pandemia ha portato le vendite sotto il milione e mezzo nel 2020, ma l’anno scorso è andata anche peggio con l’onda lunga della pandemia che ha ulteriormente frenato il mercato, sotto 1,4 milioni, avvicinandolo ai livelli di minimo storico del 2013.

Confermata, intanto, la fortissima ripresa del turismo che già nell’estate del 2022 è tornato a correre. L’anno scorso i turisti pernottanti in Veneto sono stati 16,4 milioni, il 52,8% in più dell’anno precedente quando erano ancora in vigore le limitazioni per il Covid. Fra luglio e settembre il fatturato delle attività turistiche, dopo la forte crescita rispetto al trimestre primaverile, più 43,1%, è aumentato di un ulteriore 21,1%, a conferma di come il turismo sia tra i principali volani della ricrescita del Pil in Veneto. Crescono le imprese attive e il numero degli addetti nel settore alloggio, tiene la ristorazione con l’aumento del personale. Infine, dopo la batosta per Covid, le agenzie di viaggio risalgono la china e crescono, in parallelo, anche i tour operator.

Tra i settori più in salute, infine, ci sono il terziario avanzato entro cui rientrano le attività di produzione di software e consulenza informatica, nonché di elaborazione dati, hosting e portali web: tutti i segni sono positivi sia per le imprese attive che per gli addetti totali. Bene anche l’immobiliare che cresce con numeri significativi, oltre i tre punti percentuali sia per le sedi d’impresa che per gli addetti totali.

“Il terziario di mercato – spiega il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin – si conferma un asse portante dell’economia del Veneto. La ricerca ribadisce segnali che già avevamo potuto cogliere: soprattutto l’aumento delle dimensioni delle aziende, una trasformazione strategica che va sostenuta dalla politica con provvedimenti adeguati perché nei prossimi anni continuerà a essere così, anche in maniera più marcata”.

“Per parte nostra – sottolinea il presidente Bertin – una particolare attenzione sarà dedicata al commercio all’ingrosso su cui gli imprenditori ci suggeriscono azioni mirate in termini di sostegno alla competitività, formazione dei titolari e degli addetti, apertura all’internazionalizzazione per allargare a nuovi sbocchi di mercato; creazione di reti d’impresa al fine di contenere i costi e creare nuove opportunità di business; supporto all’innovazione. Come Confcommercio lavoreremo affinché il terziario tutto, e dunque inteso come sommatoria di commercio, turismo e servizi, continui a essere una parte indispensabile del tessuto economico e sociale del Veneto, regione che sempre si è caratterizzata per la volontà d’impresa di tante persone capaci”.

QUI gli esiti della ricerca