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Ricerca sulla situazione economico-occupazionale nel Terziario in Veneto

Importanti segnali di stabilizzazione e ripresa post ondata Covid, ma preoccupano il caro bollette, il rincaro delle materie prime e l’inflazione che incide sui consumi

Il presidente Bertin: “Il peggio sembra passato, ma non è il momento di adagiarsi. Le imprese vanno sostenute nelle sfide già presenti per consolidare la crescita. Serve un’alleanza per il rilancio del Paese”.

(Venezia, 19 febbraio 2022) – Gli effetti della pandemia sono stati così pesanti sull’economia, che anche solo resistere al pericolo di chiusura è stato difficile. Se è vero che i ristori governativi sono arrivati, è altrettanto vero che più di un imprenditore su quattro teme che le prossime scadenze fiscali e contributive metteranno a rischio la sopravvivenza della sua attività. Nuovi lockdown o restrizioni sarebbero deleteri per almeno un terzo degli operatori del commercio, turismo e servizi, convinti che in quel caso bisognerebbe gettare la spugna.

Sono, questi, gli esiti dell’ultima ricerca condotta dal Centro studi di Confcommercio Veneto, che scatta una fotografia dell’andamento generale delle imprese mentre, da un lato, si sta consolidando il miglioramento della situazione pandemica, col sensibile calo di contagiati, ammalati e ricoverati; ma, dall’altro, già si sono affacciati nuovi problemi, in primis il caro bollette (soprattutto dell’energia elettrica, più che raddoppiata), il costo delle materie prime e dei carburanti, nonché l’inflazione che, pur a fronte di una significativa ripresa del Pil, sta limitando il potere d’acquisto dei consumatori.

La ricerca è stata condotta mediante questionario inviato a 1.402 imprese, rappresentative di tutte le province del Veneto; di almeno cinque settori merceologici: dettaglio, somministrazione di alimenti e bevande, servizi, ingrosso, ricettivo; e con un fascia di fatturato ampia: da meno di 100 mila euro a oltre 1 milione.

Poche aziende, poco più di una su dieci, hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali e pochissime pensano di farlo nell’anno in corso. Il mercato del lavoro appare stabile: nell’ultimo trimestre dello scorso anno la maggior parte delle aziende non ha compiuto assunzioni, e, in parallelo, non ha effettuato licenziamenti. Emerge la fatica di trovare i profili necessari: tra chi ha cercato del personale, in 8 casi su 10 è risultato difficile reperirlo. La principale causa di cessazione del rapporto di lavoro è la dimissione volontaria. Molte e diverse le figure professionali interessate sia in entrata che in uscita, specialmente nei pubblici esercizi, alberghi e ricettivo: personale di sala, di cucina e commesse, che sono le figure più ricercate e, nel contempo, che si fa più fatica a reperire.

Intanto, nell’ultimo trimestre del 2021, quello segnata dalla quarta ondata pandemica, appena un terzo delle imprese ha fatto formazione.

Quanto allo stato di salute delle imprese, nonostante la gravità dell’emergenza sanitaria, tre quarti delle imprese rilevano una situazione positiva o invariata, esprime ottimismo alla luce della ripresa, con quasi 1 su 5 che prevede addirittura un miglioramento. Ciò che pesa è l’inflazione, che porterà all’aumento dei prezzi, alla riduzione della clientela e alla contrazione dei consumi, specie sul versante dei beni non essenziali.

Buona parte delle imprese fa sapere di non aver avuto problemi nei pagamenti dei fornitori, difficoltà che ha riguardato solo il 7% degli intervistati.

Non emergono particolari problemi di liquidità: la maggior parte delle imprese guarda positivamente il proprio rapporto con le banche; giudica di avere abbastanza liquidità per il prossimo trimestre; meno della metà ha richiesto un prestito alle banche dall’inizio della pandemia e quasi tutte, il 96%, sono riuscite ad averlo. Gli investimenti, pertanto, non mancano riguardando specialmente l’acquisto di attrezzature, macchinari e veicoli; la promozione e l’internazionalizzazione; la digitalizzazione e l’innovazione, che continuano a confermarsi come strategiche e indispensabili per poter la competitività delle imprese.

“Il Covid ha cambiato la storia – dichiara il presidente di Confcommercio Veneto Patrizio Bertin – Veniamo da due anni durissimi, pieni di difficoltà e fatiche che il sistema produttivo veneto ha affrontato con coraggio e determinazione. Può sembrare retorica, ma davvero è stata un’impresa e davvero gli imprenditori e i lavoratori sono stati degli eroi. Abbiamo resistito e ora, finalmente, si intravvede la luce in fondo al tunnel. La ricerca mette in evidenza segnali positivi e altri incoraggianti: non dobbiamo tuttavia adagiarsi, ma correre per restare agganciati al treno della ripresa. Questo è il momento del cambio di passo. Le imprese vanno sostenute nelle sfide già presenti. Per fare questo serve un sistema normativo e governativo che sia alleato con chi tutti i giorni lotta e si impegna per garantire la produttività, l’occupazione, il benessere delle comunità. Nulla sarà più come prima. Occorre esserne consapevoli e cogliere il cambiamento come un’opportunità di svolta. Moltissimo c’è da fare e non si potrà che farlo tutti assieme: politica, imprenditori, parti sociali, categorie, corpi intermedi e cittadini. Serve un’alleanza per il rilancio del Paese”.