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I dati di Nomisma sul commercio in Veneto: persi 10 mila negozi in 10 anni

Il commento del presidente Bertin: “Desertificazione commerciale frutto anche della desertificazione urbana e sociale. Riqualifichiamo le città con una Grande Alleanza pubblico-privato e un Piano straordinario di rilancio”

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(Venezia, 27 aprile 2026) – In merito alla ricerca diffusa oggi, il presidente di Confcommercio Veneto Patrizio Bertin rilascia la seguente dichiarazione:

“I dati di Nomisma certificano, se ancora era necessario, il trend negativo del commercio in Veneto.

Perdere 10 mila unità in 10 anni, con il segno negativo in tutte le province, è un numero preoccupante, ma che ci deve anche stimolare ad agire in fretta per invertire la tendenza.

Il commercio ha bisogno di una Grande Alleanza tra pubblico e privato e di un Piano straordinario di rilancio, specialmente a sostegno dei negozi di vicinato delle piazze e dei paesi e delle tante eccellenze presenti sul territorio.

Purtroppo i costi di acquisto o affitto e quelli di gestione, sempre più elevati, mettono in ginocchio tanti imprenditori che non possono sostenerli e non riescono a competere con la grande concorrenza.

Servono incentivi, anche a livello di fiscalità locale, ma occorre, al contempo, sostenere piu in generale la riqualificazione dei centri storici favorendo la bellezza dei luoghi pubblici e l’accessibilità ad essi.

Lo insegna l’esperienza: i consumi avvengono nelle zone dove piace stare, passeggiare, incontrarsi, socializzare. Troppe volte la desertificazione commerciale è il risultato di una desertificazione urbana e sociale.

Come associazione di categoria chiediamo allo Stato, alla Regione e ai Comuni un patto per aiutare il commercio: i negozi di prossimità non sopravviveranno se non si capirà che sono le città che vanno rilanciate, nell’arredo, nella mobilità, nei parcheggi, nella vivibilità.

La via dei Distretti del commercio ha dato frutti positivi e va senz’altro estesa ad altre esperienze, semplificando le procedure e prevedendo finanziamenti certi e adeguati.

Nella speranza, poi, che l’inflazione possa rallentare perché meno potere d’acquisto c’è e meno la gente compra.

Il commercio è comunità e per questo richiede una responsabilità collettiva.

Confcom c’è”.

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QUI gli esiti completi della ricerca Nomisma