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Confcommercio Padova taglia il “traguardo” degli 80 anni con l’evento “L’Impresa Intelligente – 80 anni di crescita reale”

Evento dell’associazione patavina al Centro Congressi della fiera di Padova per celebrare un compleanno “storico”. Omaggio musicale e visivo alle colonne sonore dei grandi film di Ennio Morricone, Nino Rota, Hans Zimmer e Luis Bacalov. Tra gli ospiti, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il Presidente di Confcommercio Nazionale Carlo Sangalli.

Intervento del Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli:

Consentitemi un ringraziamento non formale al presidente Luca Zaia, al sindaco Sergio Giordani e al presidente della Camera di Commercio, Antonio Santocono.
E mi piace leggere la loro presenza come un’attenzione particolare al mondo che rappresentiamo.
E che qui in Veneto, mi permetto di ricordare, significa almeno il 40 per cento del valore aggiunto e il 44 per cento dell’occupazione.
Un saluto particolare al Presidente Patrizio Bertin che ringrazio per l’invito e l’accoglienza di oggi, per l’amicizia, la capacità e l’entusiasmo con cui continua a dedicarsi alla Confcommercio di Padova insieme a quella regionale.
Mi è piaciuta molto l’idea di offrire in questa serata “Un tributo (musicale) al cinema”. Almeno per due ragioni.
La prima è che la Confcommercio di Padova conferma questa sua sensibilità culturale. La seconda ragione – legata al vostro “tributo musicale al cinema” – è che questa qualità culturale accompagna la vita dell’associazione e i suoi passaggi formali, istituzionali.
E il cinema è un’arte moderna ma con una storia lunga, come quella della nostra Confcommercio, che proprio da Padova anticipa di un anno gli 80 anni anche della Confederazione.
E come per il cinema è il pubblico che comanda, nel nostro caso sono gli associati.
Senza pubblico, il cinema, lo spettacolo in generale, non ha successo e non ha senso. E senza associati non esiste l’associazione.
E gli associati, le nostre imprese, si evolvono nel tempo. E così dobbiamo evolverci anche noi.
Come noi, il cinema è carico di fascino, ma ha avuto anche qualche difficoltà nel tempo a ripensarsi e a trovare nuovi modelli di fruizione.
Così siamo in fondo noi, dopo la stagione drammatica della pandemia, ci troviamo a ripensare la nostra attività affrontando le sfide storiche della sostenibilità ambientale e della transizione digitale
E qui mi collego al tema di oggi: “L’impresa intelligente”, che è il titolo di questo incontro.
L’impresa è intelligente quando è in grado di cogliere le opportunità a partire dalla sfida digitale che ho appena ricordato.
La questione non è quale tecnologia usiamo ma come la usiamo.
C’è una responsabilità sia nell’uso che facciamo degli strumenti, sia nel modo in cui li progettiamo.
Penso allora di poter dire, in senso più generale, che l’innovazione – dalla stessa intelligenza artificiale fino alla genetica – richieda l’esercizio condiviso della responsabilità.
Responsabilità che come associazione e come imprese ci è richiesta nell’altra sfida che richiamavo, quella della sostenibilità ambientale.
E sostenibilità rievoca talvolta l’“impatto zero”, quasi come neutralità.
Ma la sostenibilità a cui dobbiamo puntare, non è mai immobile, indifferente, dovrebbe invece assicurare una ricaduta “positiva” sulla nostra vita quotidiana. In grado, cioè, di cambiarla, in meglio, ovviamente.
Un’attività associativa, come un progetto e un’azione, e le iniziative di un’impresa dovrebbero essere valutati non solo perché “non sprecano”, ma anche per quanto “generano”, per quanto creano di nuovo e di migliore.
Questa mi piace chiamarla “sostenibilità generativa”, capace di generare, perché capace di innovazione.
Responsabilità, dicevo, che è soprattutto per noi, una condivisione di intenti, di obiettivi, di orizzonte.
Ed è anche molto concreta.
E faccio un esempio recentissimo.
Siamo arrivati finalmente al rinnovo del nostro più grande Contratto Collettivo, quello del Terziario, come tappa di responsabilità sociale, come – alla fine – il traguardo complessivo che va oltre al semplice “lavorare”.
Perché con il contratto ci sono antiche e nuove tutele, dal welfare alla formazione.
E poi perché il contratto è il cuore del nostro essere e fare sindacato, della nostra credibilità e autorevolezza come corpo intermedio. E un contratto intelligente è quello che mette al centro le persone che fanno e si sentono comunità.
Come nelle nostre Associazioni, fare comunità, fare squadra è l’unico modo che ci permette di far fronte alle grandi sfide del presente e del futuro.
Fare squadra vale per la dirigenza politica e gli associati della Confcommercio di Padova, che condividono l’orizzonte comune e strategico, rafforzando così il senso d’appartenenza. Consapevoli che con l’“esempio” nei comportamenti individuali e collettivi, si migliorano gli stessi servizi per le imprese, per il sistema economico, per territorio.
Fare squadra vale, allora, per ognuno e ovunque, laddove prevale ogni volta, il noi all’io.
Davanti alla complessità del mondo contemporaneo – vale in politica, in associazione o dentro le imprese – nessuno si salva da solo.
Perché nessuno dispone di tutta la conoscenza necessaria per gestire tutta l’innovazione, per orientarsi in tutta la complessità del presente.
Fare squadra si costruisce sul dialogo, sui rapporti, sul confronto, sulla centralità delle persone. Perché sono le persone che poi fanno la differenza.
Questo vale anche per il nostro impegno associativo.
Le imprese intelligenti hanno bisogno di persone, sulle quali investire a partire dalla formazione.
Investire sulle persone, ancora. A partire da donne e giovani: due asset su cui le nostre associazioni possono – e devono – dare il contributo all’economia del Paese.
Su questi due temi non si tratta, infatti, di fare “semplicemente” marketing associativo. Sulla partecipazione femminile e giovanile al mondo dell’impresa e del lavoro la Confcommercio vuole fare una battaglia per il Paese.
Questa sfida sarà, anche, una delle priorità più importanti che dovremo affrontare insieme anche alle crisi di questa stagione complicata.
Guardate, care amiche e cari amici, io sono convinto che nel nostro Paese attualmente ci sono quattro grandi crisi da governare, quattro “D” che potremmo riassumere così: crisi demografica, crisi della disuguaglianza, crisi educativa – potremmo chiamarla, della diseducazione – infine la crisi della disgregazione del territorio.
Sono crisi diverse, ma collegate tra loro.
La crisi demografica, con lo squilibrio tra allungamento della vita e crisi delle nascite, impatta profondamente sul welfare, sul mercato del lavoro, sui consumi, sul futuro del Paese.
La disuguaglianza crescente è poi la seconda crisi, che ha come sintomo un’economia che non redistribuisce ricchezza ma la accumula.
E da questo punto di vista, è determinante il fare impresa diffusa come migliore antidoto alla disuguaglianza.
Così come la questione dell’accessibilità ai servizi e alle infrastrutture non può essere trascurata e richiede un’alleanza con le istituzioni.
La terza D, diseducazione, è una crisi educativa.
Perché formazione e competenze permettono di fare scelte e non di subirle, a partire da quella di mettersi in proprio.
Mi fa molto piacere constatare che la Confcommercio di Padova interpreta questo tema con convinzione, focalizzandosi sul potenziamento degli I.T.S. per favorire una migliore integrazione tra formazione e mondo del lavoro e migliorare la comunicazione rivolta ai giovani, nel diffondere la cultura d’impresa fin dalle scuole.
Infine, la quarta D, la disgregazione del territorio.
Un antidoto a questa crisi, alla desertificazione commerciale, è certamente la rigenerazione urbana. E vorrei ricordare il nostro progetto Cities che favorisce e promuove lo sviluppo sostenibile e valorizza il ruolo sociale ed economico del negozio di vicinato.
La cura del territorio fa parte delle funzioni sociali, ma anche economiche, di ognuno di noi e delle nostre associazioni. Nella consapevolezza, certo, che non tutte le associazioni sono uguali. Diverso infatti è chi è saldamente “ancorato”: ancorato al territorio, ancorato agli interessi reali delle imprese, ancorato alle responsabilità, ancorato ad una storia collettiva.
Ma diverso è anche chi ha le ali per volare in alto: chi ha spirito di iniziativa, passione, convinzione, generosità verso il futuro.
Diverso è chi si sente parte di una storia collettiva, più grande di un orizzonte individuale, più forte di un’ambizione personale.
Questa diversità ci rende unici. Questa diversità ci rende uniti. Questa diversità ci rende la Confcommercio.
Questo fa di noi non semplicemente la rappresentanza economica nelle città, ma la rappresentanza economica delle città e dei territori.
Perché noi tutti sappiamo bene che la città non è solo mura, edifici, trasporti, funzioni, nemmeno solo popolazione. La città è prima di tutto relazioni tra le persone e tra le persone e i luoghi.
Guardare al futuro significa capacità di comprendere e portare con noi il passato, certo. Ma non si tratta mai di un passato nostalgico. Portare con sé il proprio passato significa saper valorizzare un patrimonio di persone, di idee e di strumenti, che vanno conosciuti, riconosciuti, valorizzati.
Così, il futuro, magari, rimane comunque incerto, ma non è vuoto.
Non è vuoto di valori, di obiettivi. Non è vuoto di senso.
Non possiamo guardare al futuro senza scegliere chi vogliamo essere.
Non possiamo guardare al futuro senza passione, senza impegno, senza anima.
Non si può guardare al futuro “senza”.
Il futuro si può immaginare – sempre e solo – “con”: con coraggio, con iniziativa, con la voglia di imparare, con la testa, con il cuore. Con gli altri.
Questa è la “con”, la “con” di Confcommercio.
La Confcommercio che oggi più che mai c’è. E l’abbiamo misurato qui, con la vostra partecipazione e presenza.
Grazie.